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Itinerari intorno alla Parrocchiale
Percorso Arte e Acqua
Percorso Religione e Cultura
Salita da Rogolo a Erdona

Appena superato l'abitato di Andalo, un grande centro commerciale anticipa l'abitato di Rogolo al quale si accede percorrendo un tratto alberato della statale 38.
Piccolo Comune sul fondo valle, con alcuni insediamenti artigianali ed agricoli, mostra solo al visitatore attento i segni di un illustre passato.
Non basta un veloce transito tra le sue vie interne, parallele alla Strada Statale 38 per intuire la vitalità e l'importanza del borgo nei secoli andati,
ma bisogna salire sino alla parte alta del paese se non addirittura spingersi nel rigoglioso bosco orobico. Antichi castagni prima e faggi ed abeti a quote più alte portano in quota fino a godere del vasto panorama che da Erdona spazia sulla bassa Valtellina e la Valchiavenna.
Itinerari intorno alla Parrocchiale
 
Intorno alla parrocchiale molti i punti suggestivi da scoprire: lungo via Roma, l’asse principale del paese, si incontra il “puz grant” una bella fontana abbeveratoio costruita nel 1830 al tempo degli Austriaci e ristrutturata nel 1900.
Più avanti sia a sinistra, sia a destra, si incontrano affreschi e cappelle votive dedicate alla Madonna e al Crocifisso di Como.
Imboccando poi la strada che costeggia l’argine del San Giorgio si raggiunge la parte più antica del paese. Molte le case rimaste come un tempo, alcune addirittura hanno conservato sulla facciata le tipiche “lolge”, una sorta di lunghe balconate dove si stendeva il granoturco al sole.
Anche nella parte alta del paese molte le testimonianze di devozione religiosa: a ogni angolo un occhio attento e curioso potrà scoprire affreschi e cappelle davanti alle quali soffermarsi volentieri per un momento di riflessione e di silenzio.
Presso il vicolo Toresella, vale la pena visitare “el puz di Bet”, realizzato nel 1835 sotto il governo austriaco. Un’altra testimonianza del laborioso passato di questo piccolo borgo.
In via Guasto, di fronte alla Cappella del Sacro Cuore di Gesù, un’altra bella fontana fa compagnia lungo la passeggiata. Imboccando poi via Piazza ci si può fermare nei pressi della Scuola Materna, dove si può ammirare “el puzzin”, esempio unico rimasto di fontana costituita da mezze coppe in granito delle Alpi Orobie, appoggiate a muri e sostenute da mezze colonnine.
Percorso Arte e Acqua

1. Funtàna granda
 
Fontana-abbeveratoio costruita nel 1830, sotto il governo austriaco, in sostituzione di una piccola fonte antica. Fu ristrutturata nel 1900 rimanendo inalterata nella forma e nei materiali fino a oggi. La vasca è in pietra locale. Un lampione di stile ottocentesco la illumina, creando un’atmosfera d’altri tempi.
2. Scultura “Acqua fonte di vita”
 
Scultura dedicata all’acqua, rappresentata come elemento vitale e fondamentale per la crescita di ogni comunità. L’importanza di questo dono che fa parte del ciclo della natura può essere sintetizzata così: “Forza remota e inesauribile della natura nella roccia da cui l’acqua è sgorgata; conoscenza tecnica e manualità negli elementi artificiali con cui l’uomo ha saputo governarla; ritorno alla natura nella pianta che è nutrita da essa”.
3. Sasso storico
 
Il sasso addossato a questa abitazione in pieno centro storico è stato conservato come ricordo delle disastrose esondazioni del torrente San Giorgio, avvenute nel tempo.
4. Scaletta arcobaleno

La scalinata in sassi locali è una memoria viva del passato.
Le luci accompagnano il percorso e richiamano i colori che l’arcobaleno lascia dopo il temporale d’estate conferendo un’atmosfera calda e avvolgente.
Questo scorcio ricorda quando i nostri avi raccontavano che l’arcobaleno è poesia, i colori sono vita, i ricordi ritornano alle vere stagioni del passato.
5. Fontana dell’argine
 
Fontana in pietra locale. Nei secoli passati, quando l’allevamento era una fonte primaria di sostentamento per le famiglie, serviva anche da abbeveratoio per i bovini. La fontana originaria venne demolita e ricostruita in cemento quando si resero necessari lavori di sistemazione e allargamento delle strade del centro storico.
Oggi è stato ricostituito un ambiente che richiama il passato, sia nella tipologia costruttiva sia nei materiali utilizzati.
6. Sentiero degli Alpini
 
Percorso pedonale: continuazione ideale della strada comunale lungo l’argine del torrente San Giorgio per raggiungere la mulattiera che conduce in località Erdona. Lungo il percorso sono disposte venti targhe che testimoniano altrettanti proverbi, ispirati alla tradizione popolare rogolese. Il percorso è ancora più suggestivo nelle ore serali e notturne per l’illuminazione e il gioco delle ombre che conferiscono un’atmosfera d’altri tempi.
7. San Giorgio
 
Scultura, realizzata in polvere di marmo, raffigurante San Giorgio, il santo che dà il nome al vicino torrente. San Giorgio visse nel III secolo ed è venerato come santo e martire da tutte le chiese cristiane. Nella credenza popolare dell'alto Medioevo, tutti i corsi dei fiumi venivano considerati la tana del drago che San Giorgio avrebbe ucciso salvandone così gli abitanti vicini. In realtà il drago è sempre stato identificato come metafora della pericolosità delle piene dei fiumi.
8. Parcheggio delle arti e dei mestieri
 
Parcheggio in località Violina, parte alta di Rogolo; dove le ultime case si incontrano con la rigogliosa area del bosco. Il piazzale un tempo era adibito al deposito temporaneo del legname, portato a valle dai boscaioli attraverso le Oghe (i öghi). Queste antiche vie, in selciato di sassi e pietre locali, permettevano il collegamento tra il paese e i gruppi di case nelle località montane sopra Rogolo. Impreziosisce la passeggiata la serie di sculture raffiguranti le arti e i mestieri del passato, quando la vita era prettamente contadina, molto semplice e scandita dai tempi del raccolto, della lavorazione dei frutti della terra e dalla cura del bestiame.
9. El puz di Bèet

Conosciuta anche come Fontana Betti, la fonte fu costruita nel 1832, sotto il governo austriaco, utilizzando lastre di granito delle Orobie, più scuro rispetto a quello che si estraeva in Val Chiavenna e veniva impiegato comunemente per questo tipo di opere. La fontana si trovava allora in una posizione strategica: alla confluenza, cioè, tra via Betti, via Fontana Betti e vicolo Torresella.
Qui, infatti, ci troviamo nella parte più alta dell’abitato di Rogolo, dove si fanno più imponenti i primi contrafforti delle montagne. Proprio in questo nucleo a partire dalla seconda metà del Quattrocento i primi rogolesi scesero dalle loro abitazioni, fino a quel momento poste a mezza costa, e iniziarono a insediarsi al piano.
Questa zona è una delle parti più antiche del nostro borgo dove non mancano le testimonianze di quelle architetture dei secoli passati, che un occhio attento può ancora oggi vedere. Nei dintorni è facile incontrare case rimaste come un tempo. Alcune hanno conservato sulla facciata le tipiche lolge: lunghe balconate dove si stendeva il granoturco ad asciugare al sole. Altre custodiscono piccoli affreschi e cappelle dedicate alla devozione religiosa.
10. Arco storico
 
La targa, collocata sull’arco ma resa illeggibile dall’azione degli eventi climatici, probabilmente ne indicava il nome o l’anno di costruzione. Si potrebbe pensare che fosse uno dei quattro portali, costruiti con pietre trovate nel vicino torrente San Giorgio, che – secondo alcuni studiosi - costituivano le entrate al primo nucleo di case, che anticamente sorgevano a grappolo proprio intorno alla chiesa.
Nella nicchia sopra l’arco è stata collocata la pala, in polvere di marmo, realizzata dallo scultore Abram di Delebio raffigurante il momento della costituzione del Comune di Rogolo, avvenuta nel 1731. In primo piano, all’ombra del campanile, si riconosce la presenza del vescovo e dei notabili di un tempo, accompagnati dalla popolazione.
11. Funtana de mèz
 
Antica fonte che venne demolita e ricostruita in cemento quando si resero necessari lavori di sistemazione e allargamento delle strade del centro. Oggi è stata riproposta in sasso con, a fianco, due lastre di pietra locale che formano due panchine in memoria delle vecchie “pòse”, dove tante persone stanche – con le gerle stracariche – potevano riposare un momento, prima di riprendere il cammino. Completa lo spazio un lampione a mensola in ghisa che ricorda una lanterna antica.
12. Affresco del miracoloso Crocifisso di Como
 
L’affresco sacro, ancora ben leggibile, testimonia il miracolo del SS. Crocifisso, avvenuto a Como nel 1529. Numerosi fatti miracolosi avvenuti nella cittadina contribuirono a far sorgere una grande venerazione per questa sacra immagine.
Quello più famoso avvenne il 25 marzo del 1529, Giovedì Santo e festa dell’Annunciazione. I confratelli che, partendo dalla basilica del Crocifisso a Como, si recavano in processione portando la venerata scultura, trovarono una strada sbarrata da grosse catene. Nel tentativo di passare sotto queste, abbassarono il Crocefisso. Proprio in quell’istante le catene si spezzarono facendo crollare anche il solido muro di pietra che le fermava. Oggi il Crocifisso del prodigio si trova nella Basilica del Crocifisso di Como, chiamata anche Basilica della SS. Annunciata.
13. Fontana Pedemonte

Per la sua posizione strategica, sulla via che porta alle nostre Prealpi, la Fontana Pedemonte è stata una preziosa fonte d’acqua e anche un luogo d’incontro tra i fruitori della montagna e chi, invece, rimaneva in paese.
Un punto di partenza e di arrivo, dunque, dove riposarsi e rinfrescarsi dopo un lungo cammino o prima di alzarsi in quota.
Oggi è una fontanella costituita da una mezza coppa in granito, addossata al muro esistente e sostenuta da una colonnina anch’essa in granito.
14. Fontana delle Rimembranze

Situata sul margine sud-ovest del tessuto abitativo, proprio lungo il bordo del fitto bosco di castani, questa fontana ricalca fedelmente per tipo e materiali gli antichi funtanìn (fontanelle) che, con la loro presenza discreta ma importante, hanno caratterizzato il centro storico per lunghi decenni.
Per la sua posizione al limite del Cimitero, spesso diventa un luogo di meditazione e frescura che avvicina al ricordo dei nostri defunti.
15. Santella del Sacro Cuore
 
Qui, dove fino agli anni Sessanta del Novecento era presente una santella assai grande, oggi troviamo un piccolo timpano vetrato su un basamento in cemento, che racchiude una statua del Sacro Cuore di Gesù. Anche questa rappresenta una testimonianza significativa dello spirito religioso, frutto dell’amore e della devozione al sacro che i rogolesi hanno sempre espresso. La silenziosa presenza del faro che illumina dal basso verso l’alto conferisce rispetto e deferenza.
16. El puzzìn
 
E’ situato proprio nel centro del paese. Questo luogo ha rappresentato nel corso dei secoli - e costituisce tuttora - una delle aree di ritrovo a cui gli abitanti di Rogolo sono maggiormente affezionati. I materiali impiegati richiamano le immagini di un tempo passato: la pavimentazione in “griscia” e i cordoli in granito per delimitare l’area; l’utilizzo di un lampione stile lanterna antica in ghisa per una migliore illuminazione; la panca in pietra locale. Tutto questo vuole favorire le occasioni di incontro e di socializzazione.
17. Vicolo Peregalli
 
Piccola via senza sbocco situata in centro paese, che ha conservato in buona parte gli elementi tipologici e morfologici appartenenti al passato, mantenendo quasi intatta la sua immagine originaria. Oltre a rappresentare un buon esempio di confronto diretto con la storia rurale del luogo, è anche via di accesso ad abitazioni private, alla Biblioteca Comunale, alla Casa Parrocchiale e ai suoi giardini. In questo angolo caratteristico si trovano antiche e preziose testimonianze: un museo all’aperto dove si possono ammirare le vecchie attrezzature legate allo sfruttamento dell’acqua.
Spicca tra queste, una vecchia macina di mulino realizzata in pietra locale e ancorata a un basamento. risalente presumibilmente al XVIII secolo. L’ultimo tratto dell’area è pavimentato in selciato locale e valorizzato da una particolare illuminazione, come ulteriore richiamo delle tradizioni del passato.
18. Monumento ai Caduti
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Questa area rappresenta il cuore pulsante e il centro culturale di Rogolo. Vi sorge l’ex edificio scolastico - el palàz - inaugurato nel 1910.
Il palazzo è stato dapprima sede delle aule scolastiche; ospitò anche il Municipio e l’asilo infantile. Dopo il 1918 questo luogo divenne parco della rimembranza a ricordo dei caduti rogolesi della Grande guerra e di quelli della II guerra mondiale.
Successivamente il cortile venne abbellito dal monumento voluto dal Gruppo Alpini e dall’Amministrazione Comunale: un’opera costituita da tre sassi in granito della Val Masino che vogliono ricordare le montagne sulle quali combatterono i nostri soldati. All’interno di un masso arde la lampada votiva, simbolo dello spirito che animò i combattenti.
Sul pennone sventola il nostro tricolore che ricorda la Patria liberata.
Percorso Religione e Cultura

1. Ex Oratorio San Carlo Borromeo
 
Non si conosce l’anno di costruzione dell’ex oratorio di San Carlo Borromeo; documenti d’archivio ne testimoniano, però, la sua esistenza già dalla fine del XVI secolo, come unico luogo di culto in paese.
Nei primi anni del 1700, con la necessità di ampliare la vicina chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio, si sente il bisogno di valorizzare allo stesso modo l’oratorio che diventa appunto la chiesa di San Carlo Borromeo.
Molte le analogie architettoniche tra i due luoghi: lo stesso tipo di portale d’ingresso (un tardo barocco in granito locale) e lo stesso pavimento in lastroni di pietra. Il recente intervento di restauro conservativo ha valorizzato l’intera architettura dell’oratorio attraverso diversi e imponenti interventi.
La facciata ha conservato inserti e fregi barocchi. Nella parte superiore, la nicchia ospita la scultura a tutto tondo di San Carlo Borromeo, realizzata in polvere di marmo, statua che già esisteva e che venne trafugata in passato.
2. Chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio
 
La chiesa parrocchiale intitolata a Sant’Abbondio, ultimata nel 1589 e consacrata agli inizi del 1600, ha una facciata importante con alcuni inserti e fregi tardo barocchi quali il grande timpano che chiude elegantemente il fronte del tempio, e il portale d’ingresso.
La chiesa è affiancata dall’imponente campanile alto più di 30 metri a cui si aggiunge la cuspide di 17 metri circa. Ingentilisce la torre campanaria l’orologio a quattro quadranti di antica fattura da poco restaurato. Si tratta di un edificio votato al culto di notevole spessore artistico.
All’interno figurano opere pittoriche: affreschi, dipinti su tela, medaglioni ed ornamenti realizzati per mano dei maggiori artisti presenti in zona nell’epoca barocca e tardobarocca quali Giovanni Gavazzeni, Giuseppe Antonio Petrini, i fratelli Torricelli e il delebiese Geremia Fumagalli. Inoltre, di importante valore spirituale, sono documentati più miracoli e apparizioni della Santissima Vergine Maria delle Grazie.
3. Fontana della Madonna di Lourdes

Circondato da giardini freschi e rigogliosi, si snoda il viale che conduce alla Grotta della Madonna di Lourdes.
Luogo silenzioso che invita a soffermarsi per un attimo di meditazione e devozione in ricordo di una delle più venerate apparizioni mariane avvenute tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 nella cittadina francese di Lourdes.
L’ampia fonte conferisce armonia, frescura e tranquillità al luogo.
4. Arco dei patroni Sant’Abbondio e San Sigismondo Re
Spesso arco in sassi e pietre locali, è un punto di passaggio e di collegamento tra i vari luoghi del paese. Il lunotto sotto l’arco accoglie due preziose testimonianze religiose: la scultura, ad altorilievo in polvere di marmo, raffigurante Sant’Abbondio, patrono di Rogolo e della Diocesi di Como; e l’affresco dedicato a San Sigismondo Re, a cui fino agli anni Sessanta, la chiesa parrocchiale era dedicata, unitamente a Sant’Abbondio.
Incerta sia il luogo sia la data di nascita del nostro patrono, Sant’Abbondio. Teologo e diplomatico, fu ordinato vescovo di Como nel 440, e diffuse la fede nelle vaste valli che si aprono verso le Alpi, allora ancora largamente pagane. Il santo morì il giorno di Pasqua del 468. San Sigismondo fu re dei Burgundi a partire dal 516, quando succedette a suo padre nel governo dei territori intorno a Ginevra.
Grazie a Sant’Avito di Vienne, abbandonò l’arianesimo e si convertì al cattolicesimo ortodosso, impegnandosi a diffonderlo anche tra i suoi sudditi. L'aver portato i Burgundi a convertirsi al cattolicesimo fece sì che Sigismondo venisse acclamato Santo e martire.
Questo angolo antico è valorizzato da fasci di luce che dal basso si proiettano verso l’alto conferendo slancio e luminosità alle realizzazioni.
5.Affresco della Madonna con bambino e Sant’Antonio Abate
 
La composizione impreziosisce la facciata di una delle abitazioni di via Bongini. L’opera è stata sicuramente eseguita in due tempi: a destra osserviamo la parte più antica, probabilmente affrescata tra la fine del 500 e l’inizio del 600.
Raffigura Sant’Antonio Abate, invocato in Occidente come patrono dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici; fu reputato essere anche un potente taumaturgo, capace di guarire malattie terribili.
Anche coloro che hanno a che fare con il fuoco vengono posti sotto la protezione di Sant'Antonio, in onore del racconto che vedeva il santo addirittura recarsi all'inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. Un occhio attento può vedere in basso, sulla sinistra, un piccolo cinghiale ai piedi del Santo.
Sulla parte destra, troneggia una Madonna con Bambino. In mano racchiude un testo Sacro. Questa rappresentazione probabilmente risale, invece, ai primi decenni dell’Ottocento. Via Bongini può senz’altro essere definita come la via più antica del borgo, dove, ancora oggi, tutto sembra rimasto intatto nel tempo: le facciate delle case, i balconi, i portoni che celano luoghi freschi e piccoli giardini fioriti.
Molte case che un tempo ospitavano stalle e ambienti rurali, sono state sottoposte ad un attento restauro conservativo che ne hanno mantenuto l’architettura di una volta.
6. Galleria dei miracoli della Madonna delle Grazie
Tra gli elementi che caratterizzano il centro storico rogolese, troviamo questa singolare realtà, eredità di un tempo ormai passato, difficilmente riscontrabile in altri paesi, soprattutto dove le trasformazioni urbane hanno fortemente intaccato il vecchio tessuto storico.
Si tratta della "strencia", l'ultima esistente delle strettissime stradine selciate in pietra locale, un passaggio incassato fra due alte cortine di case. La riqualificazione ha il fine di preservare, valorizzare e rendere percorribile in sicurezza la strettoia denominata "Galleria dei Miracoli", grazie ai dieci bassorilievi raffiguranti altrettanti miracoli della Madonna delle Grazie realizzati sulle pareti delle case lungo la via.
Una serie di faretti da incasso a fascio luminoso, posati al centro della via, nuovamente pavimentata in selciato, hanno il duplice obiettivo di illuminare le opere dell’artista Abram di Delebio, e indicare il cammino ai passanti. Impreziosisce il significato dell’opera la realizzazione del portale ad arco in sasso locale, all’entrata della "Galleria dei Miracoli", che ha lo scopo di segnalare la presenza della strettoia e l'accesso alla stessa, così com’era un tempo.
7. Piazza Karol Wojtyla.
 
Piazza intitolata a Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, a ulteriore testimonianza del forte carattere religioso della popolazione di Rogolo. L’immagine del Santo Padre è raffigurata nel dipinto realizzato su una muratura in sasso locale e valorizzato da un fascio luminoso.
8. Piazza del Centro

Piazza ubicata in pieno centro storico, nel cuore antico del paese. Rappresenta un luogo dai forti caratteri rurali, rimasto quasi intatto nel corso dei decenni. L’area, oltre a ricordare scampoli di vita d’altri tempi, diventerà un significativo luogo di aggregazione, esperienza ed incontro sociale nella quotidianità. I
l programmato restauro conservativo dell’architettura urbanistica della piazza e la conseguente modifica dei perimetri relativi, consentirà, infatti, all’ area di diventare, prossimamente, sede di concerti, mostre e convegni all’aperto.
Salita da Rogolo a Erdona
Questo itinerario si snoda lungo l'antica mulattiera che un tempo i nostri antenati percorrevano da Rogolo per recarsi alle cascine di Erdona con le mucche per iniziare i lavori estivi nei prati e nei campi.
Con tutta la famiglia, si saliva a giugno per scendere al piano nel mese di settembre, quando il bosco cominciava a diventare freddo e umido e il sole iniziava a tramontare molto presto.
Ripercorriamo una strada che ha scritto pagine importanti della storia dei nostri luoghi e dei nostri antenati: un'occasione per tutti di ricordare attimi di vita passata o per riscoprire questa antica via per la prima volta.
Il viaggio inizia dal centro storico di Rogolo in direzione della Viulìna, la propaggine più alta dell'abitato di Rogolo, dove si fanno più imponenti i primi contrafforti delle nostre montagne.
Proprio in questo nucleo, nel 1602 i primi rogolesi scesero dalle loro abitazioni, fino in quel momento poste a mezza costa, in particolare negli abitati di Èrla, Fistulèra e Casìn, a circa 500 metri sopra Rogolo.
Possiamo quindi affermare che Viulìna è senz'altro la parte più antica del nostro paese, quella dove il profumo della storia si fa più intenso e dove non mancano le testimonianze di quelle antiche architetture che un occhio attento può vedere ancora oggi.
Dalla contrada Viulìna si biforcano la strada alla Peghèra e quella di Erdona e dei Prati, entrambe realizzate durante il governo austriaco, grazie al suo ferreo sistema organizzativo.
Infatti, dal 1815 al 1859 gli Austriaci imposero ai Comuni la lottizzazione e la vendita all'asta di parecchi beni immobili per poter realizzare parecchie opere pubbliche, delle quali beneficiamo ancora oggi (fontane-abbeveratoio, tubature dell'acquedotto in ghisa, selciatura delle strade in paese, riordino delle strade al Culdirœ, e Filàgna, argine del San Giorgio, costruzione della strada consorziale per Mantello in pietra di calce, costruzione del cimitero, sistemazione dell'organo della chiesa, ristrutturazione della casa parrocchiale e del municipio).
Il percorso continua costeggiando il San Giorgio che fu più volte rovinoso con le sue alluvioni: fra le più disastrose quella del 1888 e quella del 1911.
L'ultima fu nel 1967 quando venne addirittura divelto il ponte in legno di via all'Argine. Siamo di nuovo a un bivio: la strada per Fistulèra e quella per Èrla che noi imbocchiamo. Appena sopra a destra ecco la Sèra, luogo in cui la valle del San Giorgio si restringe sensibilmente.
In questo tratto dal 1864 al 1904 vennero costruite tre briglie distrutte in seguito dall'alluvione del 1911: non erano servite purtroppo a frenare l'irruenza delle acque.
A questo punto possiamo costeggiare il Castello, da ovest lungo il torrente San Giorgio oppure da est verso la Valle dei Mulini el Bœc' de la Ràsega.
Appena sopra il castello si staglia imponente el Sas di Bèet detto anche el Sas di Strii, infatti ai bambini raccontavano che i buchi del masso erano le impronte delle dita delle streghe che l'avevano spinto fin lì (in effetti era stato portato a valle durante l'alluvione del 1911).
Arriviamo al terzo bivio: a sinistra la stradina che porta alle sorgenti degli Alìn (che alimentano il nostro acquedotto), a destra la strada per Èrla che oltrepassa l'œga e in parte la costeggia. Qui ci accoglie Èrla de Sut e subito dopo Èrla de sura, il centro importante quanto Fistolera, dove, si racconta, esistessero le antiche prigioni (nel Curtìif di Gnéca) e dove visse l'ultimo capraio di Rogolo: el Daniél di Peregalìin. A destra di questi abitati ecco el Serpèe; lungo il San Giorgio, a sinistra la strada importantissima che portava ai Sumenzèe, centro giuridico fino al 1400 e che conduce tuttora al Termen de Mez.
Proseguiamo a est per l'ultimo tratto del San Giorgio, che più su si chiama Basalùn.
Appena sopra Erla si trova la vultada lunga. La strada, che prosegue tenendo a est, oltrepassa eI Canàl di Puzzài e appena sopra, sempre più a est, i Pòsi Vegi. Siamo ormai a metà strada del percorso, e da qui si può ammirare il panorama del paese di Rogolo.
Proprio qui, un tempo, il contadino poggiava la gerla pesante, si riposava a lungo, "giculàva" per salutare i suoi compaesani, e poi riprendeva la dura salita incontrando poco dopo el Gisœ da pochi anni ristrutturato dal gruppo Alpini di Rogolo.
Sopra al Gisœ si trova la Prima Ciòta e subito dopo la Segùnda Ciòta da cui si poteva ammirare nuovamente il panorama del fondovalle.
Lungo questo tratto di strada appena prima di svoltare e trovarsi sull'osservatorio della Segùnda Ciòta, ai primi del 1900 era successo un fatto tragico: due rogolesi incontrandosi erano venuti a diverbio per una gallina e uno dei due era rotolato nel Basalùn ed era morto.
Fino a pochi anni fa una bella croce in ferro battuto, che purtroppo è scomparsa, ricordava il defunto. Proseguendo sempre tenendo a est si trova subito dopo el un sasso di granito allungato e stretto come un divano.
Salendo sempre in direzione est si giunge al famoso Canàl di Càa: il punto più pericoloso della strada. Sopra questo impervio canale è il famoso Sas de l’Èra, quello che il sole deve scavalcare quando riappare ai primi di febbraio.
Avanti, la salita giunge al Dos di Alberèt. Appena sopra, la strada si biforca ancora: si va verso el Prim Dusèl a est e si arriva al Sas de l'Èra, si costeggiano i primi prati, poi, finalmente, la Ciàna de Erdùna.
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